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Hans Jonas - Wikipedia

Hans Jonas

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Hans Jonas
Hans Jonas

Hans Jonas (Mönchengladbach10 maggio 1903 – New York5 febbraio 1993) è stato un filosofo tedesco di origine ebraica.

Allievo di Martin Heidegger e Rudolf Bultmann nel corso degli anni Venti, Jonas sarà costretto, come molti altri intellettuali a lui contemporanei, a emigrare in Inghilterra dopo l'avvento del nazismo. Partecipa come volontario alla seconda guerra mondiale, militando nell’esercito inglese. Dalla fine della guerra in poi insegnerà in varie università americane. In Jonas si ritrovano sia la bioetica ambientale sia la bioetica clinica, poiché la sua riflessione matura si è concentrata sul tema della responsabilità per la vita, del genere umano e dell’ecosistema. Questa responsabilità è tanto più urgente quanto più l’uomo, con l’uso della tecnologia su scala mondiale, ha ormai messo in serio pericolo non solo la salute dell’ambiente e dell’uomo ma addirittura la loro stessa esistenza. Più precisamente, per quanto riguarda l’uomo, le manipolazioni genetiche ne minacciano l’essenza, mentre l’atomica e i disastri ambientali l’esistenza. Il problema di Jonas è questo: come evitare le degenerazioni della tecnoscienza senza rinunciare ai suoi innegabili vantaggi? Jonas è stato accusato di essere un pessimista, un profeta di sventure. Da questo appello alla prudenza, tradizionale virtù etica, si potrebbe ricavare un principio ben espresso da un frammento di Eraclito: "la dismisura bisogna spegnere più che l’incendio" (Fr. 43 D.K.).

La sua opera più conosciuta, Il principio responsabilità (1979), è dedicata ai delicati problemi etici e sociali sollevati dall'avvento della tecnologia. Jonas sostiene che la sopravvivenza dell'umanità dipende dalla capacità di prendersi cura della natura e del futuro del pianeta Terra.

Sulle orme di Immanuel Kant si spinge fino a formulare un nuovo imperativo morale:

"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza delle generazioni future".

Indice

[modifica] L’etica applicata o bioetica secondo Jonas: eugenetica, eutanasia, ricerca scientifica e limitazione delle nascite

Hans Jonas riguardo a questioni etiche di particolare rilevanza bioetica come l’eugenetica, la clonazione, il prolungamento della vita, la limitazione delle nascite, le nuove tecniche di riproduzione assistita e la libertà di ricerca scientifica, assume una posizione definita e chiara. A riguardo però bisogna fare una premessa: quando si scende nel terreno particolare delle scelte (rapporto valori-fatti) non è possibile senza entrare nel fanatismo, mantenere la propria idea fissa su un principio, o meglio: un principio diventa pura forma se non tiene conto dell’articolazione e della multiformità del reale. Le risposte quindi non potranno mai essere univoche e definitive perché è l’argomento stesso che richiede di essere compreso nella sua peculiarità e nella sua imponderabilità. In generale Jonas basa le sue risposte su un unico filo conduttore, vale a dire il fatto che l’uomo non è in grado di conoscere tutto di se stesso: l’ignoranza riguardo le cose ultime è positiva, e non va intesa come una carenza dell’intelligenza umana. In poche parole noi non dobbiamo né possiamo intrometterci in quel profondo segreto che è l’uomo: la vita racchiude in sé una propria sacralità, questa richiede il massimo rispetto in quanto "noi non siamo i soggetti che possono creare l’uomo, noi siamo già stati creati". Prendiamo in esame alcuni casi di bioetica:

1) L’eugenetica: la disciplina che si propone come scopo il miglioramento delle specie umana. Jonas distingue tra eugenetica preventiva o negativa ed eugenetica migliorativa o positiva. La prima ha come compito quello di impedire la trasmissione di geni patogeni, come ad esempio nel caso di un diabetico congenito. In questa situazione si fa affidamento al suo senso di responsabilità affinché il soggetto non metta al mondo dei figli. Questa è secondo Jonas, una richiesta lecita perché si può dire al diabetico che la scienza gli ha salvato la vita (attraverso l’insulina che gli viene somministrata), permettendogli così di raggiungere l’età della riproduzione; come quid pro quo gli si potrebbe domandare di sacrificare questo diritto. Caso diverso invece è quello dell’eugenetica positiva che è invece una vera e propria manipolazione biologica, che mira non al controllo dei portatori di un gene, ma al controllo di quelli recessivi, sostituendosi così all’autoregolazione naturale. Questo tipo eugenetica porta alla scelta degli esemplari più idonei all’accoppiamento. Questo non vuol dire avere un’idea fissista della natura umana, ma significa stabilire una differenza tra i processi regolativi interni alla natura, e le modifiche fatte dall’uomo alla sua stessa costituzione biologica. I primi sono contraddistinti da apertura e da indeterminatezza che rende ricco l’organismo, ovvero capace di un adattamento futuro a nuove condizioni di vita; le seconde invece restringono e impoveriscono la specie, inoltre la selezione deliberata dovrà avvenire in base a criteri e preferenze il cui valore non potrà mai venir condiviso da tutti, ma sarà imposto da chi avrà maggior ricchezza economica, prestigio e potere. Chi può affermare che queste modifiche avverranno per il "bene comune" e non per uno scopo utilitaristico in base al quale, si potrebbe arrivare anche a sbarazzarsi degli individui creati con tali tecniche? Un esempio eloquente è la clonazione: da un soggetto clonato ci si attende che esso sia così come lo conosciamo, sarebbe atteso, inaspettato al varco" e l’azzardo della vita, la sua imprevedibilità che consiste nel cadere e nel rialzarsi, gli verrebbero sottratti. Analogamente il corpo individuale è indisponibile per esperimenti scientifici, anche per quelli mirati ad ottenere miglioramenti nelle cure di alcune gravi malattie. La scienza non ha alcun diritto sul corpo dei cittadini, ma in alcuni casi pretende di compiere esperimenti umani: in quella situazione se proprio lo ritengono necessario, gli scienziati possono usare loro stessi come cavie.

2) L’eutanasia e il differimento della morte. Per Jonas il diritto di vivere comprende in sé anche il diritto a morire. Bisogna precisare che deve trattarsi di un’eutanasia passiva, dove viene assolutamente evitato l’accanimento terapeutico, e non di quella attiva in cui il medico somministra al soggetto un’iniezione letale. La missione del medico non è uccidere, stroncare una vita non è tra i suoi compiti, se così fosse in ogni paziente nascerebbe il dubbio che da curante, il dottore potrebbe trasformarsi in boia. Ma tutto questo riguarda il medico nella sua professione. Questione diversa è se altri possano o meno dare al morte in casi disperati, nei quali sia presente la lucida richiesta del malato. Per quanto sia difficile stabilire se un paziente sia nel pieno delle sue facoltà mentali, esistono casi in cui questa evidenza non si può di certo mettere in dubbio. D’altro canto, la nozione di "coscienza piena e consapevole" si basa su criteri che noi stessi determiniamo, e se cerchiamo una dimostrazione assoluta di questa coscienza, si arriverà alla conclusione che essa è praticamente irraggiungibile anche in molti casi che riguardano il cosiddetto "uomo sano". Qui l’etica della responsabilità deve conciliarsi con l’etica della compassione, come nel caso in cui un congiunto, per amore, desidera porre fine alle sofferenze del proprio caro. Si entra in un campo non semplice, che non può nemmeno essere sottoposto a norme giuridiche; questo gesto è infatti "una possibilità riservata alla vita in quanto fonte d’amore".

3) La ricerca scientifica. Riguardo a questo tema Jonas non assume una posizione netta pro o contro, ma nelle ultime fasi della sua vita dimostra una maggiore apertura nei confronti della libertà di ricerca, in quanto "il sapere non può mai rinunciare alla sua chance. In mezzo ad ogni incertezza, esso deve sempre e comunque compiere il suo dovere". Questo pensiero esprime una grande fiducia nelle capacità conoscitive e autoregolative della ragione umana.

4) La limitazione delle nascite. Riguardo questo argomento Jonas prende invece una posizione netta e precisa a favore del controllo delle nascite, venendosi così a trovare in polemica con tutte le politiche demografiche che lui definisce irresponsabili, a partire dall’idea della chiesa cattolica. Jonas si dice dispiaciuto, ma secondo lui il magistero del Papa riguardo alle questioni relative alla natalità, appare totalmente dissennato.

[modifica] Opere

  • Gnosis und spätantiker Geist. - Göttingen : Vandenhoeck & Ruprecht, 1.1954 - 8.1966
  • Organismus und Freiheit - Ansätze zu einer philosophischen Biologie. - Göttingen : Vandenhoeck & Ruprecht, 1973
  • Das Prinzip Verantwortung (Il principio di responsabilità) - Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation. - Frankfurt a.M. : Suhrkamp, 1984. - ISBN 3-518-375857
  • Technik, Medizin und Ethik - Zur Praxis des Prinzips Verantwortung - Frankfurt a.M. : Suhrkamp, 1987 - ISBN 3-518-380141
  • Der Gottesbegriff nach Auschwitz: eine jüdische Stimme (Il Concetto di Dio dopo Aushwitz, una voce ebraica) - Frankfurt a.M. : Suhrkamp, 1987
  • Macht oder Ohnmacht der Subjektivität? - Das Leib-Seele-Problem im Vorfeld des Prinzips Verantwortung. - Frankfurt a.M. : Suhrkamp, 1987. - ISBN 3-518-38013-3
  • Il principio responsabilità nel 1990
  • Sull'orlo dell'abisso. Einaudi,2000
  • Philosophische Untersuchungen und metaphysische Vermutungen. - Frankfurt a.M.: Suhrkamp, 1994. - ISBN 3-518-38779-0 (Rezension)
  • Erinnerungen. - Frankfurt a.M. : Insel-Verl., 2003. - ISBN 3-458-17156-8

[modifica] Bibliografia

Harms, Klaus: Hannah Arendt und Hans Jonas. Grundlagen einer philosophischen Theologie der Weltverantwortung. Berlin: WiKu-Verlag (2003). ISBN 3-936749-84-1. (de)

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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